Come rovinare un bel libro: Single? No grazie di Sarah Pekkanen, la recensione

Recensione 



SARAH PEKKANEN
SINGLE? NO GRAZIE 





Julia e Michael stanno insieme da sempre. Il giorno in cui lui l'aveva salvata da un'aggressione nel paesino del West Virginia dove vivevano entrambi, Julia aveva scoperto che il ragazzo timido che conosceva e snobbava da anni era in realtà l'unico in grado di capirla e di farla ridere. E poi condivideva il suo stesso sogno: fuggire da quel posto squallido e iniziare una nuova vita. Così, appena concluso il liceo, avevano preso una station wagon di seconda mano e si erano trasferiti a Washington, senza un dollaro in tasca, ma con una serie infinita di progetti. Si amavano da morire e sentivano di poter fare qualunque cosa restando insieme. Quindici anni dopo, Julia e Michael hanno realizzato tutti i loro sogni: vivono in una casa da nove milioni di dollari, il lavoro va a gonfie vele e le ristrettezze del passato sono solo ricordi. Ma qualcosa tra loro è cambiato. Michael è diverso: troppo preso dalla carriera, continua a dimenticarsi gli anniversari e a lasciar sola Julia che, dal canto suo, ha smesso di credere che l'amore possa durare per sempre. Saranno un evento del tutto inaspettato e i consigli di Isabelle, migliore amica di Julia e single impenitente ormai pronta al grande passo, a far capire loro che a volte la scelta migliore è mettere da parte l'orgoglio e concedersi una seconda possibilità.



Il mio parere




Questo libro è stato come un viaggio meraviglioso che si è troncato tanto, troppo bruscamente. L'ho adocchiato in libreria e mi aveva subito attratta perché mi piacciono i romanzi in cui si analizza il rapporto di coppia; generalmente non sono una sognatrice, non credo al 'vissero tutti felici e contenti' e so che dopo il matrimonio con Azzurro Cenerentola ha dovuto vedersela con un sacco di magagne, tra cui il fatto di aver sposato un principe a cui non permettono neanche di pulirsi il deretano da solo, mentre lei a lavare i deretani altrui ci è abituata eccome. Che poi diciamocelo: il titolo è alquanto idiota. Quando è venuto il momento di pagare avevo la testa bassa e sulle guance due pomelli rosa in stile Heidi... ci mancava solo che le caprette mi facessero ciao e avreste potuto benissimo internarmi in manicomio e buttare via la chiave.  Inoltre sono proprio incazzata con la Piemme. Insomma: se compro un chick lit è perché voglio leggere un libro in stile Sophie Kinsella, non un mattone di 400 pagine pieno di draaaammi e con un finale strappalacrime. Il principale problema è, infatti, che questo libro non è né un chick lit né un romanzo rosa, e tuttavia il titolo e la copertina inducono a credere ciò. Se avessi avuto voglia di deprimermi, mi sarei buttata a capofitto su un po' di sana letteratura russa, che almeno è più educativa. 
E comunque. 
La trama di 'Single? No grazie' è trita e ritrita, ma l'autrice ha la notevole abilità di catturare il lettore grazie a una mano attenta ai dettagli ma non dispersiva, a uno stile a tratti austero, a tratti frizzante ma sempre intenso e coinvolgente. Ma bando alle ciance. Vi illustro brevemente la trama, così possiamo passare alle mie considerazioni finali. 
C'è questa tizia, Julia, che a 16 anni s'innamora di Micheal, l'uomo che 10 anni più tardi diventerà suo marito. L'ambizione di Micheal li porta in breve tempo a diventare ricchi come nabbabbi, ma la ricchezza ha un prezzo e Micheal e Julia col passare del tempo si allontanano sempre di più, fino a diventare quasi due estranei. Lui gliene combina di tutti i colori, ma anche lei non scherza. Poi succede che Micheal ha un infarto e, in seguito a questo incidente l'uomo diventa una specie di hippie  (gli mancano solo i capelli lunghi) che predica pace e ammmore e decide di dar via tutti i suoi soldi, con grande disappunto di Julia, la quale si era a sua volta abituata a fare la vita da signora. 
Questa sarà la goccia che fa traboccare il vaso; Julia vuole lasciarlo, ma Micheal la prega di concedergli un paio di settimane per 'sistemare' il loro rapporto, e la donna accetta.  
In tutta coscienza, dall'inizio alla fine il romanzo è ben strutturato, con una trama intrigante, introspettiva ma non prolissa, in cui i personaggi intraprendono un percorso per riscoprire se stessi e ristabilire le loro priorità... lo stile veloce, scorrevole, una narrazione piena di colpi di scena e punti interrogativi che si trascineranno per tutta la durata del libro e che verranno risolti solo nelle ultime pagine. Ero entusiasta di questa Sarah Pekkanen, dico sul serio. A differenza della maggior parte della letteratura d'intrattenimento dei nostri giorni, Single? No grazie aveva un senso e io credevo di averlo afferrato... poi boh, ho letto il finale e sono rimasta delusa, sbalordita, e continuava a tremolarmi l'occhio destro tanto ero incazzata irritata. 
E' anche vero che ogni libro è una scoperta, un incontro che non sai come andrà a finire, ma se Dio o chi per lui ha dato un nome alle braciole d'agnello è perché chi le detesta possa scegliere di mangiare quelle di maiale, no? E io in questo periodo volevo godermi un romanzo sdolcinato, <<roba per pollastrelle>> insomma, non una storia in cui il lettore non sarà  di certo avaro di lacrime e goccioloni sul naso. 
E va bene, volete che ve lo dica? Qualcuno morirà... per sapere chi dovrete leggerlo o minacciarmi con una lupara, in quel caso anche una testa calda come me cederebbe. 
Perché, perché, perché rovinare un così bel libro con un epilogo del genere? Non so se sia il caso di spoilerare, ma vi assicuro che le ultime pagine sono non deludenti, di più. 
E' un gran peccato, perché il libro della Pekkanen (il primo che ho letto di quest'autrice) aveva del potenziale; bastava svilupparlo senza volere a tutti i costi sconvolgere l'ignaro lettore... se l'autrice voleva sorprendermi, direi che ci è riuscita. Ma a che prezzo? Non credo leggerò altri suoi libri. 
Infine. 
Lo consiglio?
Se vi piace il draaaamma, sì. 
Se invece volete leggere un chick lit come si deve, questo non è il libro che fa per voi.








1 commento:

  1. Be' se muore "lui" dopo è single per forza... poraccia.

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